... concerti particolari

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2)   No soy de Aqui

Da Cuba a Capo Horn

Bossa & C

Recuerdo en las canciones




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MEMORIE D'APPARTENENZA

Se nell'ottocento la mitteleuropa guardava con desiderio al mediterraneo per arrivare a scoprire, con Hölderlin, che la Grecia era ormai civiltà perduta, sul nascere del nuovo millennio, Eugenio Favano, da quei siti, indirizza lo sguardo verso nord per portare nella sala da concerto la musica della strada, la tradizione di una Sicilia divisa tra autenticità di popolo e d'autore.   Il musicista messinese, "inventa" così un genere da cui trasudano tutte le scorie della sua formazione, della sua professione, dei suoi amori musicali.   Riesce a far convivere con gran naturalezza le semplici filastrocche e le melodie dei pescatori con ritmi e strutture armoniche che viaggiano da Schumann a Villa Lobos a De Moraez, allo straniamento novecentesco al Jazz..... Ulteriore arricchimento ed impulso verso una scrittura cameristica gli viene offerto dall'incontro col flautista, Franco Bruno ed il violoncellista Maurizio Salemi, strumentisti e musicisti virtuosi di provata esperienza in tutti i ruoli ed in tutte le formazioni classiche, dalla grande orchestra al gruppo da camera.   Favano concilia così la sua tecnica belcantistica, il suo amore per la chitarra come strumento ricco di etnie culturali con strumenti decisamente colti, ma che in “memorie d’appartenenza” perdono irrimediabilmente la loro estraneità alla cultura tradizionale popolare. Strumento principe dell'espressività melodica l’uno; grave, versatile, struggente, affascinante ed ambiguo l’altro, si inseguono, si fondono, dialogano in intriganti intrecci di melodie, ora pregnanti di drammaticità; ora appassionate; ora comiche, che sembrano appartenere alla più nobile attitudine creativa della nostra cultura.
   Risultante di questa operazione è quindi, da un lato, una sorta di congelamento, di decantazione e sublimazione di quello spirito in origine materico, terrigno, del canto di tradizione, che nella nuova veste acquista una nuova incontaminata leggerezza e purezza, defunzionalizzato ed avulso dalle sue origini appartenenti a contadini, pastori, pescatori devoti, madri, innamorati ..., dall'altro lato, quelle semplici melodie, escono dall'immobilismo armonico ed espressivo proprio del canto popolare, diventano nuova musica d'autore pur conservando forti i richiami della loro precedente esistenza.   L'operazione di elaborazione stilistico-ritmica, armonica, interpretativa di Favano, si preoccupa non solo di assecondare il contenuto testuale ed i richiami funzionali originari, ma anche di potenziare i contenuti musicali, portando alla luce le qualità melodiche attraverso un travestimento armonico spesso complesso, a volte rutilante, trasfigurandole e lasciandole al tempo stesso perfettamente riconoscibili come in una sintesi di universi culturali lontani che però ci appartengono e che l'invenzione musicale utilizza al di là di limiti, e funzioni a favore di una più ampia fruibilità ed un più ampio dialogo, magicamente, esaltandone identità, senso di provenienza e ...d’appartenenza. Il timbro della voce di tenore contraltino contribuisce allo straniamento dall'originale e costituisce motivo ulteriore per fare migrare queste melodie dalla strada all'ascolto della sala da concerto.
Francesco Leprino






(2)
NO SOY DE AQUI



Gran parte della produzione classica di autori sudamericani, anche moderni, prende le distanze dall’avanguardia di derivazione europea - neoclassica o atonale, seriale o post-weberniana o comunque, come Ginastera o Kagel, fa riferimento alla tradizione folklorica sud-americana, senza mediazioni intellettualistiche e senza timori di compromissione con percorsi musicali di più ampio consumo.  Tuttavia il ricorso a strumenti tipicamente latinoamericani è piuttosto raro se non nel caso di compositori come Ariel Ramirez (Misa Criolla, Navidad Nuestra, Cantata LatinoAmericana) che fa ricorso ad un folto gruppo di percussioni (Bombo argentino, alto tamburo di forma cilindrica); strumenti a fiato pre-colombiani provenienti dalle regioni delle Ande come la Quena (flauto diritto di canna) e il Sikus (una sorta di flauto di Pan a otto canne); la Guitarra con i suoi caratteristici modi di attacco, come il rasgueo (arpeggiato) e il punteo (pizzicato), il charango, strumento andino a dieci corde la cui cassa armonica era costruita anticamente con guscio di Armadillo, oggi in madera. Purtroppo l'uso di tali strumenti di orgine “etnica” raramente si riscontrano in un ambito che dialoga col mondo classico. Pertanto ciascun brano del presente concerto è stato concepito in maniera di  offrire una sorta di campione di forme etniche, legate alla danza o alla tradizione lirica dei Gauchos della pampa argentina; alla Vidala,con la sua tipica alternanza del modo maggiore e del minore, alla Baguala la cui melodia (di probabile origine india) è tritonica perché esclusivamente costruita sui tre suoni della triade maggiore. arrivando al Carnavalito, danza popolare in movimentato ritmo binario e di derivazione andina, ed allo Yaravi (sinonimo di “triste”), di origine peruviana ma ampiamente diffuso nella stessa tradizione musicale delle Ande. Sul fronte Argentino la Chacarera, danza rurale con accompagnamento chitarristico proviene dalle campagne intorno a Buenos Aires, al Caniavalito e alla Baguala. L'Estilo pampeano -. è il più diffuso genere lirico della musica popolare argentina con la sua libertà recitativa e le sue tipiche melodie discendenti.
            In questo concerto, Eugenio Favano, motivato da questo tipo di approccio che elude la tradizione europea che si intende da altra angolazione, compie un'operazione complementare  attingendo alla più pura tradizione musicale sudamericana con il suo retaggio indio e la sua ascendenza creola, i suoi ritmi travolgenti e le sue inflessioni di intenso struggimento, con le sue tacite convenzioni e la sua intatta verità umana, con l'uso, accanto a strumenti etnici sudamericani (Charango e Cuatro), di strumenti colti.           Il flauto traverso che nella sua odierna versione tecnologicamente più evoluta, si presta a riproporre con la stessa efficacia melodie originariamente eseguite da Sikus e Quenas. Il violoncello piegato al particolare ed affascinante linguaggio musicale Sudamericano attraverso la sua versatilità timbrica che ora richiama i suoni gravi dell’arpa peruviana, ora produce uncanto che rievoca il bandoneon, ora si fonde con la voce ed il flauto in armonie piene di calore.     
            Infine, isolato e a sé stante nell’universo musicale sudamericano, e d’obbligo un passaggio per il “continente” brasiliano, che alla ricchezza della melodia ed alla originalità del ritmo aggiunge una struttura armonica peculiare elaborata ed esclusiva, che ne ha reso possibile la divulgazione anche grazie alle affinità jazzistiche, già nota al pubblico europeo per la ben orchestrata attivazione dei canali convenzionali di diffusione.
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Seminara/Santoro

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